Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età contemporanea della Provincia di Forlì-Cesena

Partigiani nell'appennino forlivese ottobre 1944.
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STORIA DELL'EDIFICIO - CASA SAFFI
(Fonte: Mariacristina Gori, Casa Saffi: architettura, arte e memoria, in Casa Saffi, Cesena 2006, pp. 15-20)

porta saffiUn elegante portale lapideo cinquecentesco ornato da candelabre a trofei di tipo classico, dalle accattivanti e nobili forme, dove i simboli apotropaici non emergono in modo palese, invita ad entrare, negli spazi misurati e discreti di un’antica dimora, che nell’Ottocento fu trasformata ed abbellita dalla famiglia Saffi. […]
(Foto: Portale d'ingresso. Forlì, Palazzo Saffi)

Il palazzo, al numero civico 25 di via Albicini, nell’Ottocento via San Giuseppe, conserva, infatti, uno dei portali più belli di Forlì, contraddistinto dalla sapiente lavorazione della pietra, dal quale emergono molteplici motivi ornamentali. Nello spessore dell’arco a tutto sesto sono delineate fasce a meandro e ad ovoli, nella coppia di capitelli dell’imposta, d’ordine composito, compaiono alcuni stilizzati motivi fitomorfi, mentre nelle eleganti candelabre dei piedritti dell’arco, fanno bella mostra di sé delfini, aquile e panoplie. Un’opera che testimonia "il passaggio della candelabra al trofeo d’armi, visto come ulteriore adesione antiquaria", databile intorno al quarto decennio del Cinquecento. […]
Nei prospetti laterali del palazzo, prospicienti le attuali vie Sigismondo Marchesi e Giovanni di Mastro Pedrino sono, inoltre, tuttora visibili, tracce dei parametri murari antichi. Non sappiamo esattamente se l’edificio sia stato costruito dalla famiglia Saffi, o quando quest’ultima ne sia divenuta proprietaria. È certo, in ogni modo, che la famiglia fu presente nella storia forlivese già nei primi anni del Trecento ed espresse nel corso dei secoli personaggi di un certo rilievo; da Toffolino, valoroso capitano, ad Andrea, professore dell’Università di Pisa, da Marc’Antonio, filosofo, a Giuseppe, che si distinse nella scienza medica.
Varcata la soglia d’ingresso, l’edificio si presenta caratterizzato da una fàcies ottocentesca, che favorisce un’immediata associazione d’ogni riflessione inerente all’immobile, ad Aurelio Saffi, figura di prestigio del nostro Risorgimento, nume e mito nella storia locale, il quale venne alla luce proprio in questa dimora. […]
Alla fine del secondo decennio dell’Ottocento, grazie proprio a questa particolare sensibilità per il decoro e la bellezza, il palazzo della famiglia fu ampliato ed abbellito con opere pittoriche di pregio, fra le quali si deve ricordare un quadro commissionato nel 1818, grazie all’intervento di mediazione del pittore forlivese Giovanni Garcìa (o Garzia), a Felice Giani (1758-1823), il più celebre e operoso artista presente in Romagna fra l’avvento napoleonico e la Restaurazione. Per quest’opera , che oggi risulta dispersa, furono corrisposti venti scudi.
L’occasione per il radicale rinnovamento dell’edificio fu offerta proprio dal matrimonio del conte Girolamo Saffi (1795-1841), padre di Aurelio, con Mariuccia Romagnoli (1798-1855), celebrato il 15 settembre 1818. Il palazzo nel Catasto Gregoriano del 1834 risulta proprietà di "Saffi conte Girolamo fu Tommaso e Romagnoli Mariuccia, q.m Antonio, di lui moglie, e Saffi conte Lorenzo per porzione di usufrutto".
La famiglia, tuttavia alcuni decenni più tardi, verso la metà del secolo, ebbe un tracollo finanziario e fu costretta a vendere l’immobile, infatti, nel 1875, come si deduce dal catasto urbano, risulta proprietario Francesco Portolani, fu Nicola. Sappiamo, infatti, che lo stesso Aurelio Saffi nel 1864, dopo essere stato deputato al primo Parlamento italiano dal 1861, elesse quale residenza forlivese la villa di S. Varano, nei pressi di Forlì, e che qui risiedette fino al 1890. In questa sobria casa di campagna, infatti, si spense il 10 aprile di quell’anno e in quest’ameno luogo la moglie Giorgina Craufurd soggiornò fino al 20 luglio 1911. […]
Il palazzo cittadino della famiglia Saffi presenta armoniose forme architettoniche, articolate nel piano interrato delle cantine, con volte in mattoni, nel piano terreno e in un piano nobile. La facciata appare assai semplice e priva d’elementi ornamentali, eccetto il già ricordato portale marmoreo, collocato in posizione asimmetrica rispetto al centro del prospetto. Dall’androne si accede al piano nobile attraverso una scala a rampe parallele, entro un vano con soffitto e pareti decorate da eleganti dipinti. Le volte di quattro sale si presentano ornate a grottesche e a finto cassettonato, mentre al centro del plafond è posto un quadro; risultano, viceversa, prive di qualsiasi abbellimento le due stanze d’ingresso e il boudoir a pianta circolare. Il gusto di questo progetto architettonico rinvia al clima culturale del secondo decennio dell’Ottocento e soprattutto ai coevi progetti di Giuseppe Missirini (1773-1849). […]
Il palazzo cittadino della famiglia Saffi, che dal 10 aprile 1891 si fregia di una lapide che il municipio fece collocarvi a ricordo di Aurelio Saffi, fu venduto, due anni più tardi, il 5 giugno 1893, alla Banca Popolare, il maggiore istituto di credito forlivese, del quale Alessandro Fortis (1842-1909) era stato uno dei promotori. Con il fallimento di quest’ultima (1894), l’edificio tornerà ad essere indirettamente di proprietà della stessa famiglia Saffi. Dal matrimonio di Aurelio, morto il 10 aprile 1890, e di Giorgina Craufurd, scomparsa nel 1911, erano nati Giuseppe Attilio, Giovanni Emilio, Carlo Luigi e Rinaldo Arturo. Quest’ultimo sposò Maria Fortis, figlia del già ricordato avvocato e uomo politico, dalla quale ebbe due figli, Giogo Aurelio ed Elide. Il conte Rinaldo Arturo "del fu Marco Aurelio" risulta usufruttuario "per ragioni dotali di sua moglie Fortis Maria del vivo com. Avv. Alessandro proprietario domiciliato a Roma". Presso l’Archivio di Stato di Forlì è documentata la "Compra 5 dicembre 1901 rogato Panciatichi di Forlì del 24 dicembre 1901" attraverso la quale passa alla figlia Maria Fortis, e il passaggio di proprietà del 5 giugno 1922.
L’Amministrazione Provinciale di Forlì (oggi di Forlì Cesena) concluse l’acquisto della casa natale di Aurelio Saffi nel 1972 da Elide Saffi, figlia di Maria Fortis, dalle quali lo acquistarono per un importo di £ 23.000.000, per destinarlo a sede dell’Istituto Storico della Resistenza (costituito nel 1971), e alle Associazioni partigiane e a quella mazziniana e ad altri servizi provinciali.
In quest’occasione l’Amministrazione Provinciale attraverso il proprio ufficio tecnico elaborò un "Progetto di sistemazione e restauro dell’edificio" (14 febbraio 1973), per un importo di £ 60.000.000, in seguito accresciuto a £ 90.000.000 e avviò i lavori, sotto la direzione dell’ingegner Gianfranco Sacchetti.
L’intervento sull’immobile fu affidato dal Consorzio fra le Cooperative di produzione e lavoro della Provincia di Forlì alla Cooperativa Edile Forlivese e l’opera di consolidamento e di restauro si concluse entro la data fissata per la conclusione dei lavori 3 gennaio 1975.

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