Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età contemporanea della Provincia di Forlì-Cesena

Partigiani nell'appennino forlivese ottobre 1944.
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LA MOSTRA PERMANENTE DI FRANCESCO OLIVUCCI
(Fonte: Mariacristina Gori, Casa Saffi: architettura, arte e memoria, in Casa Saffi, Cesena 2006, pp. 33-50)

Due sale del piano nobile del palazzo Saffi, dove ha sede l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, ospitano, in modo permanente, una raccolta di sessantadue opere, realizzate fra il 1938 e il 1948, dall’incisore e pittore Francesco Olivucci (1899-1985), artista poliedrico, che fu inoltre decoratore, scultore e architetto. Si tratta di un corpus di incisioni, da lui donate a Forlì, sua città natale, realizzate con la tecnica calcografica (acquaforte e puntasecca), nonché xilografie, disegni e acquarelli, che affrontano il tema della Resistenza. Un piccolo museo, che accoglie la munifica donazione del maestro, inaugurata nel dicembre 1999 (in occasione del primo centenario della nascita) e che consente di accostarsi ad una delle personalità più interessanti, che la Romagna abbia espresso nel secolo scorso. […]

e uno
E...uno! (1943)
 


Resta una eloquente testimonianza di questo straordinario percorso poetico, la raccolta di sessantadue di opere, realizzate fra il 1938 e il 1948, esposte nelle due sale del piano nobile del palazzo Saffi. A seguito della mostra, svoltasi con grande successo a palazzo Alberini dal 7 al 24 dicembre 1975, le stampe e le relative matrici furono donate nel 1977 dall’artista all’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, che attualmente ne detiene la proprietà.

LA MOSTRA PERMANENTE DI FRANCESCO OLIVUCCI
Il complice (1943)
 


Si tratta di «una serie di xilografie […], su legno di testa, ove affiora un disegno raffinato e tagliente» e un’abilità tecnica non comune, una «memorabile iconografia in bianco/nero», legata ai «fogli clandestini prima, e i giornali di scarsi mezzi dopo» del tempo della Resistenza e della Liberazione. Si pensi ad esempio al Forgiatore, a E…uno!, o ancora a Il complice, realizzati per “La Voce del Popolo” nel 1943.

LA MOSTRA PERMANENTE DI FRANCESCO OLIVUCCI
Blocco granitico ibrante
di entusiasmo (1940-1942)
 


Francesco Olivucci conosce ed usa inoltre, con padronanza magistrale, l’acquaforte e la puntasecca e pur esercitando tanti linguaggi, come ha efficacemente affermato Francesco Giuliari, l’artista riuscì «a conservare una straordinaria coerenza stilistica, una dote abbastanza rara per un artista che si esprime attraverso tante e differenti tecniche».
Vale la pena, visitando queste sale dell’Istituto, seguire l’indicazione e il consiglio di Antonello Trombadori: «Si osservino in ogni loro minuto particolare “Chiamata al rione”, “Il nodo di Savoia”, “Il Gerarca”, “Gerarca e gregario”, “Blocco granitico vibrante d’entusiasmo”, “Affamati”, “25 luglio”. Da una parte vi sono le camicie nere con i loro simboli sinistri e stolti, con il loro cipiglio provocatorio e sopraffattore, con la loro ostentazione di teppismo; dall’altra parte vi sono, magari sotto gli stessi panni della divisa fascista e perciò tanto più lacrimevoli, le vittime. L’autore coinvolge gli uni e le altre nella stessa aura di pietà sottesa da collera e indignazione. Pietà per il popolo italiano. È un sentimento assai alto che denota come Francesco Olivucci ogni volta che ha preso in mano la sgorbia o il bulino lo ha fatto per un autentico bisogno di espressione, si è mosso secondo una linea figurativa del tutto estranea a ogni facile riduttività propagandistica o didascalica»

LA MOSTRA PERMANENTE DI FRANCESCO OLIVUCCI
Chiamata al rione (1942)
 


A ciascuna opera è possibile riconnettere un’approfondita ricerca e legare una puntigliosa disanima tecnica. Blocco granitico vibrante di entusiasmo, 1940-42, una acquaforte risulta essere un’opera «accuratamente preparata e studiata nei minimi particolari con potenti chiaroscuri e almeno tre tempi di morsura». O ad acqueforti come Affamati, o Chiamata al rione, entrambe del 1942, o la straordinaria puntasecca intitolata La svastica, del 1944.

LA MOSTRA PERMANENTE DI FRANCESCO OLIVUCCI
Il gerarca (1939)
 


«Francesco Olivucci ha saputo far scaturire dalla fitta trama del legno inciso, dall’incontro netto e tagliente delle strutture che creano i piani, i punti di raccolta del chiaroscuro, di recupero dell’espressione a quel livello levitante in cui i lineamenti si rivelano all’occhio amoroso e stupefatto dell’artista in una forma che, pur essendo fedelissima al dato fisionomico, risulta tuttavia come fantasticata, inventata, tradotta in simbolo. E con tanto maggior impulso di verità quanto più puntuali sono i riferimenti oggettivi: il risvolto della giacca, la cravatta, i polsi della camicia, il berretto della Regia Marina»

LA MOSTRA PERMANENTE DI FRANCESCO OLIVUCCI
Gerarca e gregario (1943)
 


Con uno stile sempre misurato ed inconfondibile ha saputo cogliere il senso più autentico e meno retorico della Resistenza e, in questo, come negli altri molteplici campi della sua attività, è riuscito efficacemente a dare forma eloquente ad un mondo poetico, che conosciuto non può che affascinare ed alimentare sempre nuovi percorsi di approfondimento.

LA MOSTRA PERMANENTE DI FRANCESCO OLIVUCCI
Affamati (1943)
 
LA MOSTRA PERMANENTE DI FRANCESCO OLIVUCCI
Tonino Spazzoli (1944)
 
LA MOSTRA PERMANENTE DI FRANCESCO OLIVUCCI
Autoritratto (1942)
 


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