Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età contemporanea della Provincia di Forlì-Cesena

Partigiani nell'appennino forlivese ottobre 1944.
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PIEVE DI RIVOSCHIO

Chi proviene dall’alto Bidente, Santa Sofia, Galeata incrocia sulla sua destra l’indicazione Pieve di Rivoschio km 11, a Cusercoli, dove la strada costeggia il Bidente. Da Cesena Pieve di Rivoschio si raggiunge percorrendo la E 45 sino a Borello sud, usciti dalla superstrada ci si dirige verso il centro del paese e si seguono le indicazioni per Ranchio, Linaro, Spinello, Passo del Carnaio. Dopo circa sette chilometri, a San Romano, si svolta a destra, per Pieve di Rivoschio, luogo simbolo della Resistenza romagnola.

PIEVE DI RIVOSCHIO

Nei pressi di Pieve di Rivoschio è visibile il paesaggio arido e brusco dei calanchi, ricco di fascino per la fantasia modellatrice della natura. Queste strutture geomorfologiche si formano in presenza di diversi fattori concomitanti, l’esposizione a mezzogiorno con forti insolazioni, la piovosità a carattere temporalesco, la presenza di argille. Quest’ultima condizione, unita alla rapidità con cui si sviluppa il fenomeno dell’erosione, non permette alle piante di attecchire e nulla vi cresce e il fenomeno si approfondisce.

L’importanza di Pieve di Rivoschio, nella guerra di Liberazione nazionale è testimoniata dalla presenza del Parco della Pace e della Resistenza, spazio pubblico del ricordo che si incontra sulla destra poco prima dell’abitato e che, oltre all’area verde, ospita un’arena per spettacoli all’aperto. L’ingresso è caratterizzato da un loggiato disposto a semicerchio. Nella parte di sinistra una lapide ricorda le vittime del rastrellamento del 20 e 21 agosto 1944. Proseguendo lungo la strada si raggiunge il piccolo borgo costituito da poche case, un  bar e il negozio di generi alimentari.

Poco sopra il borgo si trova la ex scuola, sede della mostra La Linea Gotica. Da Massa a Pesaro, dal Tirreno all’Adriatico, allestita per iniziativa del Coordinamento provinciale per i luoghi della memoria. In futuro, l’edificio dovrebbe ospitare anche un ostello e permettere alle scolaresche e ai giovani di soggiornare in un ambiente sano e suggestivo con la possibilità di approfondire la preparazione storica e naturalistica.

La mostra, curata da Sara Sparaventi con la collaborazione di Lara Cipelletti, Vladimiro Flamigni, Andrea Gianfanti e Massimo Lodovici, occupa due stanze del pian terreno e illustra il periodo più tragico e angoscioso della storia contemporanea della Toscana e dell’Emilia Romagna, attraversate nel 1943-1945 dalla Linea Gotica, di importanza strategica per l’esercito tedesco.

mostra fotografica

La presenza della linea di difesa diede alla repressione del movimento partigiano caratteristiche particolarmente violente e coinvolse duramente la popolazione civile. Il percorso della mostra si articola in tre macrosezioni. La prima funge da introduzione e analizza la fotografia come fonte storica. La seconda dà conto degli schieramenti in campo: i tedeschi, i fascisti, le formazioni partigiane, gli Alleati presenti in Italia con un esercito composto da uomini appartenenti a 26 nazioni diverse. La terza è dedicata agli "effetti di guerra" sulla popolazione civile costretta in una quotidianità precaria, minacciata dai bombardamenti, dalla cacciata dalle case per sfollamento, dalla fame e dalle stragi. Vengono qui illustrate le varie fasi della liberazione del territorio e i rapporti tra civili e Alleati.
Quattro pannelli sono dedicati alla presenza della 8a brigata Garibaldi a Pieve di Rivoschio, scelta nel settembre 1943 da un gruppo di ex garibaldini di Spagna per insediarvi il primo nucleo partigiano del territorio cesenate.

mostra fotografica

La popolazione locale, in special modo quella giovane, era orientata a sostenere chi voleva la fine della guerra e del fascismo. A metà novembre il gruppo partigiano, composto di slavi fuggiti dal campo di concentramento di Renicci (comune di Sansepolcro), giovani ravennati e cesenati, contava 40 unità ed era guidato dal commissario politico Salvatore Auria, un siciliano ex confinato politico.
Il 16 novembre un forte contingente di militari tedeschi mosse contro Pieve di Rivoschio. La vigilanza dei giovani del paese fece fallire la sorpresa e i partigiani si sottrassero al rastrellamento.
La popolazione di Pieve di Rivoschio subì le prime distruzioni con l’incendio del dopolavoro e l’arresto di  ventitre residenti che furono imprigionati a Forlì e, dopo gli interrogatori, il 27 novembre, furono liberati, ad eccezione del parroco don Pietro Paternò che aveva ammesso la collaborazione con i partigiani. Quest’ultimo il 6 dicembre 1943 fu avviato al campo di concentramento di Dachau dal quale tornò minato nel fisico. Morì infatti poche settimane dopo il rientro in Italia. Nella vicina chiesa una mostra ricorda i religiosi uccisi negli anni 1943-1946.
Dal giugno 1944, il comando dell’8a brigata si installò a Campofiore, due chilometri fuori Pieve di Rivoschio. L’area fu soggetta a frequenti e lunghi rastrellamenti.
Il 17 luglio 1944 militi del IV battaglione della polizia italo tedesca (reparti dello stesso battaglione il 22 luglio 1944 si resero protagonisti della strage di Tavolicci e il 25 luglio di quella del Carnaio) rastrellarono l’area. A Cigno uccisero 5 partigiani; un altro, Gino Fantini,  venne impiccato a Ranchio il 24 luglio.
Dal 18 al 21 agosto il rastrellamento ebbe esiti drammatici per la popolazione come testimoniano le lapidi poste a Meldola e all’ingresso del Parco. L’ultimo dei quattro pannelli dedicati a Pieve di Rivoschio, documenta la battaglia svoltasi nei pressi di Rivoschio tra tedeschi e partigiani dal 29 settembre al 2 ottobre 1944 e i piani predisposti dal Comando dell’8a  brigata per avanzare verso la pianura.

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