Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età contemporanea della Provincia di Forlì-Cesena

Partigiani nell'appennino forlivese ottobre 1944.
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IL SENTIERO DELLA LIBERTA'

Per ricordare gli avvenimenti dell'aprile 1944 il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna ha progettto il "Sentiero della Libertà", un percorso che partendo da Biserno permette di godere delle bellezze ambientali e di riflettere sui tragici avvenimenti del secondo conflitto mondiale. Con partenza dalla croce di Biserno il sentiero giunge a San Paolo in Alpe e da qui prosegue per Fiumari, S. Agostino, Poderone, Celle, Pian del Grado. Lungo il percorso bacheche e cartelli narrano gli eventi del tragico aprile. Si tratta di un percorso piuttosto impegnativo, consigliato agli amanti del trekking o della mountain bike. Il percorso consigliato alle scuole è quello che partendo da Biserno arriva a San Paolo in Alpe (percorribile a piedi in circa un'ora e mezza), dove sono oggi visibili i ruderi delle abitazioni e della chiesa incendiata dai tedeschi il 12 aprile 1944. Le varie tappe sono raggiungibili singolarmente anche in auto.
www.parcoforestecasentinesi.it

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Cartina pubblicata dal Parco in collaborazione con l'Istituto


cartina sentieri della memoria
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Passo della Calla
Punto di collegamento tra Toscana e Romagna. Nel 1944 di importanza strategica per il rifornimento delle truppe tedesche combattenti a sud e per la costruzione del sistema difensivo della Linea Gotica. Nei primi mesi del 1944 nelle vicinanze del passo, nei versanti toscano e romagnolo operavano le formazioni partigiane Faliero Pucci e il “gruppo brigate Romagna”. Formazioni che nel mese di marzo, per effetto anche dei bandi di chiamata alle armi per le classi di leva e l’emanazione del decreto che comminava la pena di morte ai renitenti, raggiunsero la consistenza di oltre i mille effettivi in parte disarmati. Ai primi di aprile i tedeschi davano inizio ad un massiccio rastrellamento per “ripulire” la zona della presenza partigiana. Le truppe tedesche della Hermann Goering rinforzate da reparti SS e di Guardia nazionale repubblicana mossero contemporaneamente dai due versanti disponendosi in un quadrilatero che andava da Premilcuore a Pennabilli, Borgo San Sepolcro, Consuma e accerchiarono le forze partigiane. Tra il 12 e il 17 aprile procedettero alla formazione di sacche all’interno delle quali operarono azioni di annientamento dei partigiani e di terrorre verso le popolazioni. Secondo le fonti tedesche, (e la cifra è, purtroppo, inferiore al numero reale) 289 furono le persone uccise e 115 quelle catturate. Inviate nei campi di sterminio in Germania molte non fecero ritorno. La maggioranza delle vittime furono donne, vecchi e bambini. Fragheto, Vallucciole, Partina, Castagno, Lonnano, Moggiona, furono le località del martirio della popolazione civile. Calanco, Capanne, Biserno, Monte Marino, San Paolo, Prato alle Cogne, La Calla, Monte Falterona, i luoghi dove combatterono e caddero i partigiani nel corso della impari lotta. A Stia, Spinello, Valdonetto, Val di Covile, Pian del Pero, e in decine di di altri luoghi delle Valli dell’Alto Bidente avvennero fucilazioni di singoli o di gruppi partigiani. Dopo la battaglia del Passo della Calla venne fucilato il partigiano Pio Campana che già nel febbraio era stato catturato dai fascisti, condannato a morte e liberato il 17 febbraio 1944 dai gappisti con un rocambolesco assalto al carcere di Cesena.

San Paolo in Alpe
Nell’aprile 1944 la località fu scelta dal Comando del Gruppo brigate Romagna per effettuarvi gli aviolanci Alleati di armi, vestiario, denaro e viveri per i partigiani.
Alla fine di marzo il Comitato provinciale di liberazione nazionale fece pervenire al Comando brigate la comunicazione che era tempo di preparare il campo di lancio e le segnalazioni luminose per essere intercettati dagli aerei alleati. La terza brigata (in via di formazione) del Gruppo Romagna venne inviata a presidiare il campo di lancio da eventuali attacchi o rastrellamenti. Ai primi di aprile Radio Londra trasmise il messaggio convenzionale “Le ciliegie sono mature”. Nella notte fra il 4 e5 e in quella tra il 7 e l’8 si ebbero due lanci di 52 e 54 pistole mitragliatrici, 150 bombe a mano, alcuni quintali di esplosivo, ordigni per guastatori, indumenti, viveri e due milioni per il finanziamento della brigata e del Comitato di liberazione nazionale. Le operazioni di rastrellamento in corso resero difficoltosa la distribuzione del materiale ai partigiani che non poterono così usufruire appieno degli scarsi aiuti giunti fino a quel momento. La vigilanza al campo venne rinforzata in attesa di nuovi lanci. La mattina del 12 aprile 1944 il “campo di lancio” venne attaccato dai mortai e dalle truppe tedesche. Dopo una giornata di combattimenti, la sera del 12 aprile, San Paolo in Alpe venne occupato dai tedeschi che infrante le resistenze partigiane sul crinale di Biserno poterono attaccare anche da quel lato costringendo i partigiani alla ritirata nella retrostante foresta. Raggiunto quello che era il loro obiettivo nella zona vi bruciarono la Chiesa e le abitazioni civili.

Celle
In questa località nella giornata dell’11 aprile 1944 si scontrarono ripetutamente gruppi partigiani e forze tedesche impegnate in una delle azioni per “ripulire” la zona a ridosso della Linea Gotica della presenza partigiana e terrorizzare la popolazione al fine di indurla a collaborare con le forze di occupazione. Al rastrellamento, iniziato ai primi di aprile, partecipavano militari della divisione “Hermann Goering”, reparti delle SS e elementi della Guardia nazionale repubblicana Nel corso delle azioni secondo i tedeschi, ma la cifra è stimata in difetto, furono uccise 289 persone, in maggioranza tra la popolazione civile. I prigionieri furono 115 molti dei quali inviati nei campi di concentramento tedeschi. In pochi fecero ritorno.
Nella cartina sono indicate le fasi del rastrellamento. Nonostante altri numerosi eccidi compiuti dai tedeschi nei mesi da maggio a ottobre la popolazione non fece mancare il sostegno ai partigiani.

Pian del Grado
Qui nel gennaio, febbraio del 1944 si insediò la formazione partigiana che verrà poi denominata 8° brigata Garibaldi “Romagna”, in quel momento consistente di oltre 200 partigiani inquadrati in cinque compagnie di 33 uomini ciascuna e un plotone guastatori. Numerosi vi erano gli stranieri: 20 sovietici, 14 sloveni, alcuni cechi, tedeschi e polacchi e anche ufficiali inglesi che furono aiutati a raggiungere le zone liberate.
La formazione partigiana aveva avuto origine dai gruppi costituitisi immediatamente dopo l’8 settembre 1943 a San Paolo di Cusercoli -poi spostatosi in Val di Chiara- e a Pieve di Rivoschio e unificatisi per effetto dei rastrellamenti tedeschi. Nel dicembre il gruppo così formatosi si portò a Collinaccia, nel Comune di Galeata, dove si diede un unico comando e si rafforzò con l’arrivo di partigiani ravennati. Successivamente la formazione si spostò a Poggio La Lastra quindi a Pian del Grado. Alla fine di febbraio raggiunse il Corniolo dove costituì un “dipartimento partigiano”, in marzo Strabattenza e infine il complesso del Fumaiolo. Qui entrò in contatto con le truppe tedesche della divisione Hermann Goering impegnate a dare inizio all’azione di rastrellamento dei partigiani operanti a ridosso della Linea Gotica. La formazione in quel momento forte di quasi mille uomini suddivisi in tre brigate, uscì dal rastrellamento completamente scompaginata e con gravi perdite. A partire dal mese di maggio la brigata che nel frattempo aveva assunto la denominazione di 8° brigata Garibaldi Romagna venne riorganizzata secondo criteri atti ad impedire che nuovi e prevedibili rastrellamenti potessero distruggerla. Il territorio partigiano venne diviso in due ampie zone in ciascuna delle quali operavano due battaglioni con ampia autonomia decisionale per gli aspetti logistici e militari. Il Comando, a partire dal mese di giugno, fissò la propria sede a Pieve di Rivoschio. Gli effettivi da 150 nel mese di maggio raggiunsero i 600 in luglio. Nei mesi di luglio, agosto, settembre si susseguirono i rastrellamenti tedeschi e nonostante l’impiego massiccio di truppe provenienti anche dal vicino fronte di guerra non riuscirono a disgregare la brigata nè a spezzare -nonostante i numerosi ed efferati eccidi attuati - il legame con la popolazione. Nel mese di settembre parte della brigata si unì agli Alleati giunti a San Piero in Bagno. I rapporti con gli Alleati non furono facili. I partigiani rifiutarono di sciogliere la brigata e vollero essere inseriti nel dispositivo militare alleato per continuare a combattere sino alla liberazione di Forlì. Il comando si insediò a San Piero in Bagno e i 4 battaglioni si schierarono sulla linea del fronte e parteciparono alla liberazione dei principali Comuni delle vallate.

Biserno
In questa zona il 12 aprile 1944 dodici partigiani appartenenti alle brigate Garibaldi sacrificarono la vita per consentire ai compagni di tentare di sottrarsi al rastrellamento tedesco.
In previsione dell’attacco alleato alla Linea Gustav il Comando tedesco decise di ripulire della presenza partigiana la zona della Linea Gotica attraversata da vie di collegamento di importanza strategica per il rifornimento e la ritirata delle truppe impegnate al fronte.
Ai primi dell’aprile 1944 la divisione “Hermann Göring” rinforzata da reparti di SS e di Guardia nazionale repubblicana iniziò il rastrellamento. I tentativi partigiani di sottrarsi all’accerchiamento, dovuto al contemporaneo procedere delle truppe dalle Marche, dalla Toscana e dal Forlivese, fallirono nonostante i sanguinosi combattimenti sostenuti il 6 e 7 aprile 1944 alle pendici del Monte Fumaiolo, il più duro a Calanco vicino a Fragheto località sulla quale si abbattè il terrore tedesco e 33 abitanti vennero uccisi. Anche i partigiani feriti ricoverati nell’infermeria di Capanne vennero scoperti e trucidati dai fascisti. Dopo i combattimenti le formazioni partigiane furono costrette a rientrare nelle zone di partenza: Ridracoli, Poggio La Lastra, Strabattenza, Biserno.
La mattina del 12 aprile 1944 una colonna tedesca della forza di un battaglione si attestò sulla statale S.Sofia Corniolo con obiettivo il crinale dei monti Biserno-San Paolo tenuto da due compagnie partigiane. Loro compito era quello di ritardare l’avanzata tedesca per dar modo alle restanti formazioni di sottrarsi al rastrellamento. Posizionate le armi pesanti i tedeschi aprirono il fuoco e procedettero poi a piedi lungo gli anfratti del crinale. La battaglia si accese cruenta e i tedeschi vi ebbero diverse perdite. Conquistate posizioni più avanzate grazie alla collaborazione di una spia che li condusse per sentieri a loro sconosciuti, i tedeschi presero a spazzare il crinale con l’artiglieria decimando i partigiani che furono attaccati anche alle spalle. Chi era sopravvissuto si sganciò, in dodici rimasero sul terreno della battaglia.

Corniolo
In questa località i partigiani romagnoli, provenienti da Pian del Grado e dalle zone circostanti rese inagibili e prive di mezzi di sostentamen
to dalle straordinarie e abbondanti nevicate cadute dal 10 al 15 febbraio 1944, vi organizzarono una “zona libera” poi denominata Distretto partigiano. Con l’organizzazione della “zona libera” i partigiani si prefiggevano lo scopo di propagandare i principi della lotta partigiana, garantirsi i mezzi di sostentamento e la sicurezza ottenenedo al contempo il sostegno della popolazione alla quale fu assicurato il regolare svolgimento della vita cittadina, del servizo postale e il funzionamento dell’asilo. I contadini vennero invitati a vendere il grano e il bestiame al Comando partigiano ad un prezzo doppio di quello praticato dagli ammassi fascisti, la ripartizione dei prodotti tra mezzadri e proprietari venne stabilita in una quota molto favorevole ai mezzadri, furono riscosse le tasse secondo criteri equanimi e erogate somme alle famiglie più disagiate. Ai primi di marzo ritornata agibile la strada Santa Sofia-Campigna e perciò insostenibile la posizione tenuta, i partigiani lasciarono il Corniolo e si spostarono a Strabattenza

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